Al via la terza stagione artistica ai Magazzini della Lupa di Tuscania

Al via la terza stagione dei Magazzini della Lupa di Tuscania, l’Associazione culturale di Ivonne Banco, Mirna Manni e Vincenza Fava, in collaborazione con Dark Camera di Marcello Sambati. Si inizia sabato 2 aprile alle ore 18.00 con il Corso di Fotografia tenuto da Daniele Vita; l’insegnamento verterà all’apprendimento delle tecniche e degli strumenti fondamentali della fotografia in 25 incontri. Sabato 9 aprile alle 21.30 appuntamento musicale con “Viaggio nella memoria”, concerto del sassofonista Nicola Alesini, un viaggio sonoro plasmato con lo stile evocativo ed onirico che contraddistingue l’oramai noto fraseggio “parlato”, intenso e graffiante del musicista. Sabato 16 aprile dalle ore 17.00 alle ore 20.00 Serafino Amato e William Pettit ci presentano “Four easy pieces /Quattro pezzi facili” una mostra di Pittura & Fotografia – Musica & Video. Una mostra realizzata più di venti anni fa, esposta proprio a Dark Camera – Roma, da Marcello Sambati con il titolo “Segnavia”. La mostra è accompagnata da un testo di Yvonne Dohna, storico e critico d’arte. Venerdì 29 aprile alle ore 21,30 la compagnia NEURòSPASTOS porta in scena “CALIGOLA’S BOUDOIR, nel Buio, dal Buio, con il Buio” un’opera scritta e diretta da Tiziano Panici, accompagnamento alla drammaturgia Ilaria Drago, scenografie virtuali Andrea Giansanti, ambienti sonori Marco Guidi, disegno luci Javier Delle Monache, costumi Alessandra Muschella. Caligola’s Boudoir è sotto ogni punto di vista un cantiere teatrale. Il progetto nasce dal dramma più toccante di Albert Camus, Caligola, ma si dirama toccando diverse sfere della comunicazione audio/visiva. Sabato 30 aprile alle ore 17.00 vernissage della mostra artistica di Lughia “Il silenzio dell’albero”. Lontana dalle vicende del quotidiano, Lughia naviga nelle non-dimensioni dell’eterno e dell’infinito affidando poeticamente la rappresentazione dell’umana specie ad ombre evocatrici di memorie. Sabato 14 maggio alle ore 21,30 appuntamento con lo spettacolo di danza “VORTICE – EPIFANIA”. Per Vortice vedremo in scena la coreografa danzatrice Melissa Lohman in una danza che ripercorre lo spazio della memoria. Per Epifania, il danzatore Flavio Arcangeli si propone in un totale svelamento della propria anima assecondando la rivelazione del corpo. Sabato 21 maggio alle ore 17.00, vernissage della mostra artistica di installazioni, video e fotografia “Il giorno delle piccole cose” di Hans Hermann Koopmann. “Tra il macro e il micro c’è l’uomo. L’universo con distanze di 16 miliardi di anni e il nostro DNA con il filo sottilissimo come chiave della vita. Con questo progetto vorrei dare una visione dell’uomo libero dalla gabbia delle dimensioni” afferma l’artista. Sabato 11 giugno alle ore 17.00 inaugurazione della mostra “Sindrome di Stendhal” di Martin Figura. Nella serie Sindrome di Stendhal vengono usate fotografie di mostre e musei che raccolgono opere di pittura e scultura. I diversi elementi delle immagini sono interpretati in modo nuovo; tendono a compenetrarsi e a perdere i contorni. A seguire alle ore 19.00 presentazione dei libri “L’odore del nulla o l’eresia del Cristo scomposto” del poeta, scrittore e giornalista Maurizio Gregorini (Ed. Del Cardo, 2011) con postfazione di Agostino Raff e “Elitra diafana – Partitura” della poetessa Raffaella Belli (Ed. Del Cardo, 2011), con postazione di Maurizio Gregorini. Coordina Vincenza Fava.

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Corso di fotografia con Daniele Vita

Ai Magazzini della Lupa Daniele Vita terrà un corso di fotografia a partire dal mese di aprile. Il corso svelerà uno dei principi della fotografia, ovvero la tecnica. Una buona fotografia nasce da un insieme di elementi: la visione e il modo di comporla, la luce, la pellicola, il sensore, la macchina fotografica e il suo modo di farla funzionare attraverso l’esposizione, la profondità di campo, l’obiettivo e le tecniche analogiche e digitali. Le lezioni si scinderanno tra lezioni frontali in aula e uscite fotografiche. In aula gli allievi saranno stimolati ad avere maggiore confidenza con la propria attrezzatura, saper scegliere e conoscere i migliori strumenti e tecniche per il proprio linguaggio espressivo. Si visioneranno inoltre le immagini dei grandi fotografi del Novecento, cercando di individuare, oltre la teoria, anche il messaggio dell’autore. Sarà approfondito il concetto di post produzione: selezione delle fotografie, archiviazione, studio dei principali programmi di foto ritocco, presentazione dei propri lavori. Le uscite invece saranno di 3 ore, si sceglieranno luoghi e tematiche differenti, dal reportage, al paesaggio, all’architettura. Scopo delle uscite, oltre l’esercitazione della tecnica, sarà quello di creare un progetto individuale da sviluppare autonomamente. Si sceglierà un tema da seguire per tutta la durata del corso. Un momento di ogni lezione sarà dedicato all’editing collettivo del proprio progetto. La durata del corso sarà di 25 ore, suddivise in tre uscite e otto lezioni in aula (una lezione a settimana, il giorno è da decidere insieme agli allievi). Il costo per ogni allievo è di euro 200 ( max 10 allievi- minimo 7). Il primo appuntamento è previsto per il 2 aprile dalle ore 18.00 alle ore 20.00. Per info: magazzinidellalupa@libero.it, tel. 0761/443239

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Volare liberi…. in musica, pensieri e parole

Appuntamento ai Magazzini della Lupa di Tuscania sabato 12 marzo alle ore 21.30 con il concerto per voce e pianoforte “Volare liberi…in musica, pensieri e parole”: la giovanissima cantante Chiara Fersini sarà accompagnata al pianoforte dal maestro Matteo Biscetti con letture di Fabrizio Fersini. Voci che scavano nel profondo desiderio di riscatto e di libertà da condizioni che non si sono scelte ma subite, tra presa di coscienza e ribellione a qualcosa che sembra esserci dato come destino. Uscire dalla condizione di costrizione e prendere il volo, con un gesto di pura e forte volontà di trascendenza. Una serata musicale aperta ai giovani e a tutti quelli che avranno la curiosità di conoscere lo spazio dei Magazzini della Lupa come uno stimolante luogo d’incontro culturale. “Volare liberi” è un bellissimo concerto con arrangiamenti originali di musica leggera contemporanea che vedrà sulla scena due giovani e promettenti artisti: il pianista e maestro Matteo Biscetti accompagna la diciottenne cantante Chiara Fersini. Matteo Biscetti è stato premiato in moltissimi concorsi pianistici nazionali e internazionali. Intensa l’attività concertistica sia come solista che in formazioni cameristiche nell’ambito di importanti programmazioni artistiche organizzate da rinomate associazioni musicali nazionali. Nata a Viterbo nel 1992, Chiara Fersini manifesta fin da piccola una particolare predisposizione al Canto. Vincitrice di molti concorsi canori, dal 2006 è corista del gruppo di “Don Giosy e i Parsifal” con il quale effettua ogni anno tour nazionali. Ingresso: tessera soci 5 €.

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Riccardo Wilczek, l’operaio celeste e la poetica pittorica del silenzio

Si è conclusa, domenica 27 febbraio ai Magazzini della Lupa di Tuscania, la personale di pittura e scultura dell’artista polacco Riccardo Wilczek, l’operaio celeste, come lui stesso ama definirsi. Nato a Makow Podhalanski nel 1963, vive in Italia da circa 15 anni. Autodidatta, ha partecipato a varie collettive e personali in Italia e all’estero. L’arte di Wilczek è una pittura metafisica in cui le figure umane, protagoniste principali delle sue opere, subiscono continuamente delle metamorfosi, in una voluta assenza di prospettiva tradizionale. Solo in determinati casi, l’artista crea dei chiaroscuri per mettere in evidenza parti anatomiche privilegiate come le mani o i piedi. L’agire avviene per mancanza di cerebralità o di ragionevolezza, il corpo privo di un volto, si fa pura poesia. Le mani racchiudono l’enigma dell’esistenza e simboleggiano un’umanità che cerca di divincolarsi dalle strettoie del proprio destino e dalla propria condizione. Non serve il pensiero cerebrale, tutto nasce dal sentimento dell’artista che riesce a comunicare con una realtà che va oltre i limiti del visibile. La figura umana, anche se in questo caso si può parlare più precisamente di ibrido umano, aderisce completamente alla tela attraverso cuciture e tratti marcati. Cuciture che sembrano ferite, cesure nell’interiorità dell’individuo che assume a volte atteggiamenti nichilistici in un’assenza totale di movimento, a volte gestualità dinamiche che esprimono il tentativo di fuga da una situazione inquietante senza nome. L’essere umano è lì in quei colori a volte accesi, a volte cupi, autoritratti che infrangono le leggi del tempo e dello spazio. Osservando le opere di Riccardo, ci si trova immersi in una sorta di limbo inenarrabile, dove il silenzio della vaghezza è più forte della narrazione pittorica. L’incertezza dell’esistenza si svela nella mancata definizione dell’individuo stesso. Osservando un’opera di Wilczek ci domandiamo: cosa sto guardando, un essere umano, un oggetto o un suo surrogato? Non vediamo anatomie riconoscibili e abituali. Ciò avviene se restiamo semplicemente alla superficie, se ci fermiamo al primo sguardo. Ma è proprio questa irriconoscibilità che crea un’attrazione inspiegabile verso le tele di Riccardo, l’indefinibile ci inquieta, ci invita a scrutare ulteriormente dentro di noi per capire da cosa dipende questa sensazione di smarrimento. L’opera di Wilczek allora diventa uno specchio delle nostre emozioni più inconsce, quelle che temiamo restando soli con noi stessi: l’assurdo, la paura, l’angoscia e la solitudine. Tuttavia, nulla è perduto per sempre; uno spiraglio di speranza, una luce improvvisa accende la nostra interiorità rivolgendoci alla tela. Laddove percepisco un dolore, mi riconosco e provo qualcosa, anche se ancora indefinibile, riesco a sentirmi ancora un essere umano. Il dolore dell’artista è purificante, scuote le nostre coscienze, ci porge un’essenza di verità che ci tocca profondamente. Riccardo Wilczek, è un artista che non ci lascia indifferenti, anzi, riesce in modo eccellente a comunicare la propria visione del mondo, attraverso uno stile singolare ed unico. La sua poetica è il silenzio, un silenzio che si fa portavoce delle emozioni, un silenzio che amplifica il rumore dell’anima.

Vincenza Fava (Italia Sera, 4/03/2011)

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Ilaria Drago e il miracolo dell’anima

Sabato 26 febbraio ai Magazzini della Lupa di Tuscania la Compagnia Ilaria Drago ha portato in scena “Simone Weil. Concerto poetico” da un’idea di Ombretta De Biase, con Ilaria Drago voce-live electronics, regista ed autrice dei testi, musiche, sonorizzazioni e luci di Marco Guidi. Lo spettacolo ha vinto l’VIII edizione del Festival “Le voci dell’anima” ed ha ottenuto il Premio Traetta della critica. In scena, una Ilaria Drago travolgente nei panni della donna che fu definita “un miracolo dell’anima e della coscienza umana”. Davanti al suo scrittoio-elettronico, l’attrice ripercorre le tappe principali della breve vita della Weil proponendo una lettera ispirata ad Attesa di Dio e riletta da Ilaria Drago in forma di concerto-poetico, una lettera che la filosofa scrisse all’unico amico e confidente Padre Perrin. Lo spettatore si trova immerso in una sorta di misticismo e di devozione “religiosa” quando le parole si fanno puro suono, quando i versi si confondono con la musica dell’anima. Lo spettacolo inizia con la morte di Simone, in un voluto e celebrato capovolgimento della natura stessa dell’individuo, come se dalla morte ritornasse di nuovo la vita, nella forma del ricordo e della memoria. Eppure, sembra di assistere ad un ritorno reale, ad una identificazione perfettamente riuscita: Simone è Ilaria, Ilaria è Simone. Il vissuto tragico dell’esistenza della Weil, si fa parola, s’incarna nella voce e nei suoni atavici della Drago. Un significante che non perde il suo significato, anzi porta nella sua stessa sillabazione, un crescendo di emozioni che spezzano le catene del luogo comune e della parola stereotipata. Simone diventa lo specchio delle nostre coscienze, è un lembo profondo a cui accedere per risvegliare una umanità più autentica che trova il proprio riconoscimento spirituale in un’entità chiamata Dio. Un Dio che si fa luce, un Dio che è amore, lontano dai sillogismi fuorvianti della Chiesa. Ma la ricerca della verità non è esente dal dolore, anzi coincide con esso. Ilaria Drago ci sorprende con i suoi trasformismi vocali: dai toni dolci, poetici ed eterei, riesce a passare a sonorità intense e drammatiche, perché tutto è lì, in una voce che incarna il dolore di una guerra che si porta dentro tutte le sue ignobili carneficine, una guerra che è la storia dell’uomo. Il ricordo si fa visione, immagine, evocazione, accompagnato dalle realistiche ed inquietanti sonorità di Marco Guidi. Di qui, uno spazio teatrale che diventa un universo atemporale, in cui tutto è vivamente presente e l’istante si realizza in modo compiuto. “Simone Weil” è uno spettacolo intensamente contemporaneo, non possiamo non restarne colpiti, toccati e quindi trasformati. È il fascino dell’intensità e della passione di una donna che ha saputo vivere la propria vita secondo il più alto significato della libertà e dell’amore. Ilaria Drago è riuscita a stabilire una comunicazione profonda con lo spettatore, ha scavato nella sua coscienza, ha parlato, quasi come un medium, con la voce della Weil per donarci l’indefinibile grazia della consapevolezza. Per info: www.ilariadrago.it

Vincenza Fava (Italia Sera, 4/03/2011)

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L’albero della vita

Sabato 5 marzo alle ore 17.00 ai Magazzini della Lupa di Tuscania vernissage della mostra fotografica “L’albero della vita”, donne raccontate da Antonia Dionisi e Giovanni Giusti. Le opere fotografiche di Antonia e Giovanni, scoprono lo sguardo degli artisti nel percepire da un punto di vista femminile e maschile l’essenza stessa dell’essere donna. Nella loro sostanziale e naturale differenza, gli artisti riescono a cogliere e a fotografare quello che la donna vive nella vita quotidiana. Di qui mani che lavorano, visi catturati dall’ Altrove, figli e madri. I dettagli dell’immagine fotografica riescono a catturare l’universalità della vita naturale della donna quando si trova in gruppo, nella sorellanza, dalla giovinezza fino alla vecchiaia. Antonia Dionisi ha sempre avuto una passione particolare per i ritratti, affascinata dai volti, espressioni di vita vissuta e dalle mani, espressione di vita compiuta. Giovanni Giusti cerca di raccontare le sue emozioni e quelle di chi fotografa attraverso i ritratti-reportage. Si è occupato di still-life pubblicitario, moda, fotografia sportiva ed ha lavorato come free-lance. Ha iniziato a viaggiare e fotografare in Oriente nel 1988, soprattutto in India, il paese che gli ha offerto uno splendido e profondo “teatro” per raccontare incanti emotivi. Prevale il bianco e nero. Alle ore 19.00 la serata proseguirà con “Trovarsi. Voci, corpi, sogni, desideri di donne”, a cura di Ivonne Banco. Un evento aperto alla partecipazione e al contributo poetico, letterario e artistico di tutti coloro che vorranno condividere il tempo e il luogo di un autentico incontro. Per info: magazzinidellalupa@libero.it, tel. 0761/443239

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Mirna Manni: l’argilla come simulacro dell’anima

(articolo pubblicato su Italia Sera del 13.02.09)

Un luogo d’incanto, fatto di materia, spirito e natura: è quello che si percepisce quando ci si trova all’interno del laboratorio artistico della pittrice e scultrice tuscanese Mirna Manni. L’artista nasce a Tuscania nel 1958 e si dedica negli anni Novanta alla pittura figurativa. Dopo un periodo di esposizioni personali e collettive tra la stessa Tuscania e Tarquinia, scopre la propria e vera autentica vocazione: l’argilla. La passione per la tecnica raku di origine giapponese, la raffinata artigianalità e la naturale manualità sono presto indice di una particolare genialità creativa che la porta ad esporre in varie mostre collettive e personali in varie città italiane (Orvieto, Ronco Biellese, Roma, Varese, Calcata, Soriano, Bracciano). Di particolare importanza la personale “Nature” del 2007 a Tuscania, la collettiva “Uovo d’artista” a Calcata,  e le collettive romane “Nidi d’artista” all’Auditorium Fiera dei Fiori ed “Humanitas et Concordia” al Celio. Le opere scultoree di Mirna Manni si rivelano quale emblematica simbiosi naturalistica con la Terra sorgente di vita e metafora archetipica della nascita e del divenire. Ma non è solo e semplicemente questo; l’oggetto creato  individua semanticamente un’esistenza in bilico tra la spinta pulsionale vitale e quella di morte, tra il “fuoriuscire” come redenzione della coscienza, ed il soffocare intimamente nella propria interiorità. Non a caso, una splendida scultura intitolata “Elevazione” è frammentata, divisa binariamente tra la Terra e il Cielo, eppure al tempo stesso congiunta verticalmente da nidi aperti, chiusi, semiaperti, vuoti ed infine elevati. Le opere della Manni sono gusci, chiusure, nidi, rifugi a volte protettivi, a volte fagocitanti: ma è l’apertura fragile e poderosa, innocente ed introversa che coinvolge, pervade e stimola la sensibilità dell’occhio umano. L’uovo simboleggia in senso lato la genesi umana, il nido, invece, diventa l’immagine di un rito di fecondazione ancestrale in una densa partitura artigianale-artistica della memoria cosmica femminile: “L’uccello sospira per desiderio d’aria, / il pensiero per non so qual luogo. / Per il grembo il seme sospira. /Ora scende un medesimo riposo / sulla mente, sul nido / sulle cosce sforzate” declamava il grande poeta Yeats. L’artista ama la propria femminilità, inconsciamente la esalta ed addolcisce il tratto erotico destinando la fertilità ed il desiderio alla circolarità infinita dell’universo. Di qui le splendide “Inflorescenze”, vagine in ceramica, sospese ed aperte. Oppure i “Nidi”, rifugi-totem (in raku nudo) in cui Protezione e Sacralità si mescolano armoniosamente, richiamo al senso d’appartenenza metafisica dell’essere umano sciolto dalle regole soffocanti della società. Mirna Manni si inserisce nel poderoso circuito del “sublime” nel momento in cui ogni sua creazione diventa il punto di partenza per un viaggio filosofico ed emotivo in cui la limitatezza umana trova la propria dimensione spirituale nella scoperta dell’infinitamente piccolo e dell’infinitamente grande. Il lavoro materico sull’argilla e l’uso dei colori bianco, nero ed oro nella scultura “Trittico” diventano la testimonianza certa di una ricerca assidua della trasmutazione alchemica degli elementi. L’argilla è terra, la terra è natura, la natura si fa materia ed infine la materia ritorna ad essere natura come simulacro dell’anima nelle mani dell’artista.

Vincenza Fava

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Isabella Bordoni: CONTRO LA PUREZZA

Domenica 23 gennaio alle ore 21,30 ai Magazzini della Lupa di Tuscania, la poetessa, attrice e regista Isabella Bordoni presenterà il suo lavoro CONTRO LA PUREZZA, un progetto avviato nel giugno 2008.

Nel cercare le forme di uno sguardo intorno alle rovine e al lascito storico e filosofico del Novecento, il progetto ha messo in campo le domande “se” e “come” l’arte possa assumere il documento storico, l’archivio, nel contesto de…lla de-costruzione del totalitarismo e del consenso.

CONTRO LA PUREZZA è nato da queste domande, quindi dalla necessità di assumere attraverso le trame discorsive dell’arte, una responsabilità civile ed etica per ristabilire il dialogo tra memoria e presente. Per affrontare questa complessità è stato soprattutto necessario il tempo.

Nel corso di tre anni il progetto ha assunto diversi formati, misurandosi con materiali, media, metodi differenti.

CONTRO LA PUREZZA è stato nel corso del tempo installazione, lavoro radiofonico, episodio scenico, convegno, seminario, progetto interattivo, archivio. Delle diverse tappe che hanno dato corpo al progetto, estrapoliamo per i Magazzini della Lupa, alcune piccole tracce a testimonianza di un passaggio in un luogo che per Isabella è luogo di affezione e di orientamento.
Contro la Purezza è stato: “La Marcia dei Solitari” a Rimini nel 2008, nel 2009 “Ma nel canone riposano le forme profonde” a Pescara,“Le Partage (des Voix)” a Milano, “Der Marsch der Einsamen” a Vienna e “Libertà come bene supremo, giornate di osservazione e critica del contemporaneo” a Coriano (Rn), nel 2010 “Luogo Eventuale 1? episodio scenico” a Milano e “Acciaio Steel, workshop nei luoghi della città industriale e gli emblemi del lavoro e della produttività del ‘900” a Terni.

Ingresso: tessera soci 5 €, biglietto 7 €

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Ai Magazzini della Lupa di Tuscania

Ai Magazzini della Lupa di Tuscania, arte visiva, poesia, musica e teatro

Di solito è lo spazio in cui ci troviamo a dare un senso alla distanza, a quel sottile confine che ci allontana e ci avvicina ad un tempo agli altri. Lo spazio dell’arte annulla questo intervallo, ci immerge nella totalità magica di un altro mondo in cui le emozioni prendono il sopravvento e ci rimandano ad un’altra immagine della nostra vita quotidiana. È uno specchio che si frantuma ed offre ventagli polisemici, altri orizzonti in cui affacciarci. È quello che si propone l’Associazione culturale I Magazzini della Lupa di Tuscania, un’associazione costituita da tre donne: Mirna Manni, Vincenza Fava e Ivonne Banco. Un incontro al femminile in cui diverse esperienze individuali si trovano e si ritrovano a convivere in un luogo suggestivo in cui convergono le arti visive, la poesia, la musica, la danza ed il teatro. La sede, in via della Lupa a Tuscania si apre al pubblico con uno spazio dedicato alle mostre di arte visiva e un teatro già esistente realizzato anni fa dal poeta, attore e regista Marcello Sambati dell’Associazione Dark Camera il quale offre ora la sua collaborazione e la propria esperienza ai Magazzini della Lupa. Domenica 10 ottobre alle ore 18 il vernissage della mostra artistica: “Segni, voci, suoni, immagini, storie, alterità di….” con la partecipazione di poeti, artisti visivi, attori e danzatori: Antonio Allamprese, Serafino Amato, Alfredo Anzellini, Flavio Arcangeli, Ivonne Banco, Raffaella Belli, Toni Bellucci, Kino Brooz, Massimo Ciccolini, Paola Cordischi, Ilaria Drago, Vincenza Fava, Martin Figura, Luigi Francini, Maurizio Gregorini, Marco Guidi, Maria Rosaria Imparato (Sasà), Hans Hermann Koopmann, Marijcke Van Der Maden, Mirna Manni, Michela Minotti,   Marcello Sambati, Valter Sentinelli, Maria Ago Tarantello, Riccardo Wilczek e Daniele Vita. La mostra degli artisti visivi rimarrà aperta fino al 31 ottobre il venerdì e il sabato dalle ore 16 alle ore 19, la domenica dalle ore 11 alle ore 13. Il programma prevede spettacoli e mostre artistiche fino al mese di dicembre.

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